Veritas in caritate n.7 (2016)

Centro studi per l'ecumenismo

«Dialogo e preghiera»
In queste ultime settimane si sono moltiplicati gli atti di violenza che hanno condotto alla morte uomini e donne, portando sofferenze e sconforto in tanti paesi del mondo: dalla Francia, alla Siria, dal Bangladesh agli Stati Uniti, solo per citarne alcuni di un panorama che ha assunto una dimensione globale, sollevando tante domande su cosa gli uomini e le donne di buona volontà possono e devono fare per mettere fine a questa stagione di violenza con la costruzione della pace che deve essere fondata sull’accoglienza e sulla giustizia. Come papa Francesco è tornato a dire, anche di recente, ci deve essere una condanna ferma, chiarissima, senza se e e senza ma, di questa violenza che genera altra violenza, che nasce dalla desolazione di non vedere una speranza per il domani; si tratta di una condanna della violenza che serve anche per denunciare qualunque tentativo di attribuire questa violenza alla religione e di giustificare questa violenza con la religione: per il papa ci troviamo di fronte a una guerra, a pezzi, con modalità, in parte, completamente nuove rispetto alla concezione classica di una guerra, ma non si può parlare in alcun modo, di una guerra di religione, come invece in tanti, anche solo per fare effetto, riprendendo il vecchio schema dello «sconto di civiltà», uno slogan che non aiuta a comprendere articolazioni e complessità dei tempi presenti, dove confluiscono tensioni e ferite del XX secolo.

CONTINUA A LEGGERE…