La Fondazione Giovanni Paolo II guarda al futuro nel segno della giustizia sociale

La Fondazione Giovanni Paolo II guarda al futuro nel segno della giustizia sociale

A un anno dalla scomparsa di monsignor Luciano Giovannetti (29 giugno 2024), la Fondazione Giovanni Paolo II – da lui fondata nel 2007 – ha celebrato a Fiesole, sabato 28 giugno, il suo ricordo rilanciando con forza i progetti di cooperazione e accoglienza che ne incarnano da 18 anni l’eredità spirituale e operativa. Una memoria viva, fatta di presenza nei territori fragili e di prossimità concreta alle persone, in Italia come nel mondo. Dopo la Messa in Cattedrale celebrata dal vescovo di Fiesole, mons. Stefano Manetti, amici e sostenitori si sono ritrovati nel convento dei francescani per un momento di condivisione e dialogo. È stato presentato il nuovo Consiglio di amministrazione, presieduto da Damiano Bettoni, insieme agli organi di controllo e alle nuove linee programmatiche. Particolare attenzione è stata data alla costruzione del masterplan, affidato all’architetto grossetano mons. Rodolfo Cetoloni, vescovo emerito di Grosseto, e al rinnovato impegno in Terra Santa e Medio Oriente.

Cuore dell’incontro, la presentazione del Bilancio sociale 2024, che racconta l’identità della Fondazione attraverso tre parole chiave: ascolto, adattabilità, comunicazione. La Fondazione è attiva in 11 Paesi su 4 continenti, con progetti modellati sui bisogni reali delle persone. Nel 2024 i ricavi sono aumentati del 59,28%, grazie a oltre 663.000 euro raccolti (+15,6% rispetto al 2023), portando il bilancio complessivo a 5 milioni di euro, tutti reinvestiti nei progetti. Un risultato che riflette una gestione oculata e una crescente fiducia da parte dei donatori.

Sul fronte internazionale, nel 2024 si è intensificato l’impegno in contesti di grande fragilità. In Giordania sono stati potenziati i servizi per la riabilitazione dei bambini sordi; in Libano consegnati materiali sanitari a strutture in difficoltà; in Palestina avviata la ricerca per l’imprenditoria femminile a Gerico. In Iraq sono stati avviati i percorsi per il riconoscimento legale della Fondazione e un progetto a Ouagadougou, in Burkina Faso, tappa importante presente e a termine.

Anche in Italia il 2024 ha portato risultati concreti. Tra gli interventi di accoglienza e inclusione nel Valdarno e portato avanti il progetto “Un ponte tra le generazioni”, rivolto a tutti, piccoli e grandi, in sinergia con scuole e collaborazioni con istituzioni locali. Sempre più attenzione è stata dedicata al lavoro di prossimità: decine di giovani hanno lavorato per i servizi della Fondazione nei doposcuola, nelle fattorie sociali e nei centri di accoglienza. In 21 in Italia e in contesti internazionali, 26 giovani mamme sono state sostenute nel percorso di conciliazione tra lavoro e maternità, e tre ragazzi hanno vissuto un’esperienza di Servizio civile universale nei progetti del Medio Oriente, segno dell’impegno della Fondazione anche verso le nuove generazioni.

Le parole di monsignor Giovannetti – «Non si può parlare di pace senza giustizia, né di cooperazione senza rispetto» – restano una guida per il presente e il futuro. «Questo anniversario – ha dichiarato il presidente Damiano Bettoni – non è solo un momento per ricordare il passato, ma un’occasione per rinnovare l’impegno. La strada tracciata da mons. Giovannetti è chiara: mettersi al servizio degli ultimi, con passione, competenza e coraggio».

Il futuro della Fondazione si costruisce così: sulla memoria di chi l’ha fondata, sulla responsabilità di tutti, sulla capacità di affrontare nuove sfide costruendo ponti, valorizzando le persone e generando comunità.

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