Mons. Luciano Giovannetti, Vescovo di profonda comunione

Mons. Luciano Giovannetti, Vescovo di profonda comunione

ha compiuto 75 anni, dal 1981 guida la diocesi di Fiesole

 

Mons. Luciano Giovannetti, vescovo di Fiesole, è uno dei vescovi italiani che, in questi ultimi anni, ha segnato la storia della chiesa nel nostro Paese e nella sua Toscana. Dalla sua “città sul colle” ha guardato lungo e dall’alto ha intuito i cambiamenti della nostra società, della chiesa, del mondo. Ha avuto la capacità, e questo è uno dei suoi primi tratti caratteristici, di impegnarsi a fondo con e insieme agli altri per imprimere una direzione evangelica, seguendo il motto che compare sul suo stemma “In luce Christi”. In questo è stato certamente avvantaggiato dalla sua formazione, dai tanti compagni di strada, dal clero fiesolano ricco e fecondo, da tanti laici con i quali si è confrontato sempre a viso aperto. La sua origine aretina e il suo primo impegno sacerdotale ed episcopale in quella terra lo hanno formato e aiutato. Giovannetti nasce a Civitella della Chiana e frequenta il Seminario di Arezzo, divenendo prete nel ’57. Viene eletto vescovo nell’aprile del ’78 e svolge il suo primo ministero episcopale come ausiliare del vescovo di Arezzo, mons. Telesforo Giovanni Cioli. Per alcuni anni è rettore del Seminario di Arezzo, e fra i suoi seminaristi c’è anche l’attuale vescovo di Grosseto, mons. Franco Agostinelli. Ma è con il suo arrivo a Fiesole, nel 1981, che il vescovo Giovannetti ha dato impulso alla chiesa toscana in modo irripetibile. Basti pensare che ad accoglierlo nella nuova diocesi c’era l’allora cardinale di Firenze, Giovanni Benelli, uno dei principali collaboratori di Papa Paolo VI. In questi anni, molti cambi sono avvenuti sulle sedi vescovili della Toscana, e mons. Giovannetti ha sempre aiutato, seguito, fatto da “memoria” fra passato e futuro. Basti pensare che nella sola Firenze si sono succeduti quattro Arcivescovi.

Il suo impegno fuori diocesi non ha mai sottratto tempo ed energie alla vita diocesana. Come segretario della CET (Conferenza episcopale Toscana) ha contribuito a scelte importanti, dalla nascita del settimanale Toscana Oggi alla Radio, a molti documenti e prese di posizione che hanno avuto risonanza nazionale.

Ha parlato e condiviso con il suo popolo i piani pastorali, le settimane teologiche, i pellegrinaggi, l’impegno di studio e di ricerca, il sinodo diocesano, le lettere scritte a tutti i cristiani. In questi anni il suo episcopato si è distinto per un ascolto della storia, per una presentazione sempre attuale della dottrina della Chiesa, per una attenzione alle emergenze in Italia e all’estero. E se oggi il clero e il laicato fiesolano è ricco, giovane, dinamico, impegnato, tutto questo lo si deve a un Vescovo che con calma e quotidiano impegno è stato insieme al suo popolo. Un popolo in cammino.

Uno dei tratti salienti del suo vivere è stata la ricerca continua della comunione. Nella sua omelia di ingresso a Fiesole fu preciso al riguardo. “I piani pastorali anche i più perfetti servirebbero a poco se non lavorassimo insieme, se tra di noi non ci fosse profonda comunione: in un clima di comunione tutto è realizzabile, anche ciò che talvolta sembra impossibile”. La comunione ha bisogno dell’ascolto.

Ecco allora che nelle sue lettere pastorali, nel Sinodo diocesano, nelle sue Visite alle parrocchie è sempre partito dalla capacità di “sintonizzarsi” con l’altro, con le sue esigenze, con le sue competenze, con le sue ricchezze. In particolare attraverso le tre visite pastorali ha unito una conoscenza della Diocesi profonda con lo sguardo d’insieme e di indirizzo, che compete al vescovo.

Altro tratto caratteristico di questi anni sono stati i pellegrinaggi. Voluti per riscoprire i luoghi della fede, legati ai piani pastorali, all’impegno quotidiano dei suoi preti e dei laici. Quest’anno ad agosto il vescovo guiderà tutta la diocesi in Turchia sulle orme di S. Paolo. Impressionanti sono comunque i numeri: 20 pellegrinaggi diocesani, di cui 2 in Terra Santa. Metodico nel lavoro pastorale, Giovannetti è un “pellegrino” anche nel lavoro quotidiano, utilizzando tre uffici. Guidando infatti una diocesi vasta non poteva risiedere solo a Fiesole; ecco allora che secondo antiche tradizioni ha uffici, veri e operativi, anche a Figline Valdarno e a Firenze.

Dei tanti pellegrinaggi fatti, uno merita di essere ricordato: il primo in Terra Santa, nel 1997, dal titolo “E videro dove abitava”. I pellegrini, oltre 600, vennero fermati al posto di blocco di Betlemme e solo dopo lunghe trattative il gruppo entrò nella città dove è nato Gesù. Fu una festa, ma soprattutto nacque una rinnovata attenzione verso la Palestina e Israele. Un impegno culminato nella nascita della Fondazione Giovanni Paolo II, di cui il vescovo è Presidente. Un impegno come ama dire spesso il vescovo che “non deve essere solo affettivo, ma anche e soprattutto effettivo”. Da allora è stato instancabile la sua opera di sensibilizzazione verso vescovi, chiese particolari, associazioni laicali, politici per i problemi della Terra Santa. E oggi tutti riconoscono questo suo impegno. Tanto che la Fondazione Giovanni Paolo II ha avuto il riconoscimento dello Stato di Israele e dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Nel 1986, Fiesole ricevette la visita del Papa, che nell’omelia riconobbe il lavoro fatto e gli sviluppi che esso avrebbe prodotto. “Sono lieto – disse Giovanni Paolo II, durante l’omelia – di trovare tra voi presenti e vivi i germi e i frutti di quella fede cristiana che nel tempo ha saputo esprimere, secondo il vostro genio particolare, opere meravigliose di arte, di bellezza, di civiltà e di carità”.

Ultima sottolineatura il suo amore per la chiesa e per gli uomini trasmesso ai tanti preti che ha ordinato, e anche ai tre vescovi fiesolani: mons. Gastone Simoni, oggi vescovo di Prato, padre Rodolfo Cetoloni, oggi vescovo di Chiusi-Pienza-Montepulciano e mons. Francesco Focardi, oggi vescovo di Camiri in Bolivia.

Renato Burigana

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